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L’agricoltore attivo nella nuova rifoma della PAC 2014 – 2020

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Agricoltore attivo

Con la nuova riforma della Politica Agricola Comune 2014 – 2020 è stato introdotto il concetto di Agricoltore Attivo, ovvero un blando marchingegno burocratico per indirizzare i pagamenti diretti provenienti dall’Europa a chi effettivamente vive di agricoltura e non a chi la esercita per Hobby o non la esercita affatto, come ad esempio aeroporti, ferrovie, impianti idrici, agenzie immobiliari, terreni sportivi gestiti da associazione e aree ricreative permanenti. Tutte questa attività rientrano nella lista nera o cosidettà black list ovvero nella lista di soggetti che non hanno diritto a ricevere i pagamenti diretti.

Le scelte nazionali rispetto alle direttive europee hanno ampliato la black list, includendo i seguenti soggetti (che quindi sono agricoltori non attivi):

  • persone fisiche e giuridiche che svolgono direttamente attività di intermediazione:
  • bancaria e/o finanziaria e/o commerciale;
  • società, cooperative  e mutue assicurazioni che svolgono direttamente attività di assicurazione e/o di riassicurazione;
  • le pubbliche amministrazioni, fatta eccezione per gli enti che effettuano attività formative e/o sperimentazione in campo agricolo come ad esempio istituti tecnici o enti di ricerca.

Tuttavia una società agricola controllata da una banca o compagnia di assicurazione non rientra nella black list, quindi non è esclusa. Questo a mio avvisto è il grande errore! Quando ci impiegheranno le banche a costituire una società agricola ?

Un soggetto che rientra nella black list è considerato “agricoltore attivo” se dimostra che i proventi totali da attività agricole sono almeno il 30% dei proventi totali.

La soglia di applicazione dell’agricoltore attivo.

La definizione di agricoltore attivo non si applica agli agricoltori che hanno ricevuto pagamenti diretti non superiore ad un determinato importo nell’anno precedente (comunque non superiore a 5000 euro), a discrezione degli Stati membri (art. 9, Reg. 1307/2013).

Le scelte nazionali hanno previsto le seguenti “soglie di non applicazione”:

  • agricoltori con meno di 5.000 euro di pagamenti diretti, con superfici agricole ubicate in misura maggiore al 50% in montagna e/o aree svantaggiate;
  • agricoltori con meno di 1.250 euro di pagamenti diretti, in altre zone.

Gli agricoltori al disotto di queste soglie sono “attivi” per definizione, senza dover dimostrare altri requisiti, fermo restando quelli relativi al titolo di possesso del terreno ed un premio PAC minino di € 250,00.

Al di sopra delle soglie di non applicazione, gli Stati membri possono escludere dai pagamenti diretti, i soggetti (art. 9, reg. 1307/2013):

  • le cui attività agricole sono una parte irrilevante delle loro attività economiche globali;
  • il cui scopo sociale non consiste nell’esercizio di attività agricola.

La definizione di agricoltore attivo

Le scelte nazionali hanno fissato i seguenti requisiti per l’agricoltore attivo:

  • iscrizione all’INPS, come IAP (Imprenditore Agricolo Professionale), CD (Coltivatore Diretto), coloni o mezzadri;
  • possesso della partita IVA attiva in campo agricolo e, a partire dal 2016, con dichiarazione annuale IVA, relativa all’anno precedente.

Per le aziende con superfici agricole ubicate, in misura maggior al 50%, in montagna e/o zone svantaggiate, è sufficiente il possesso della partita IVA in campo agricolo (non è necessaria la dichiarazione annuale IVA).

La dichiarazione annuale IVA è necessaria dal 2016, quindi l’agricoltore può adeguare la sua posizione IVA nel 2015.

In Italia sono molti i beneficiari dei pagamenti diretti che non sono titolari di partita IVA, ma la maggior parte di essi rientra nella “soglia di non applicazione”.

Coloro che sono al di sopra della soglia, possono richiedere l’apertura della partita IVA agricola (prima della Domanda Unica 2015) ed essere agricoltori attivi.

Occorre fare attenzione al requisito della “dichiarazione annuale Iva”, che viene richiesta dalla Domanda unica 2016 e che è necessaria per le aziende non ubicate in montagna e/o zone svantaggiate.

La normativa fiscale per le imprese agricole prevede “l’esonero” dalla tenute delle scritture contabili ed adempimenti connessi, tra i quali la presentazione della “Dichiarazione Annuale IVA”, ma che è comunque possibile “optare” per la tenuta della contabilità, mediante “rinuncia all’esonero” indipendentemente dalla presenza di fatturato.

Conclusioni

La definizione di agricoltore è stato un argomento molto discusso ed impegnativo per l’Italia, con cui si è cercato di indirizzare il sostegno in maniera decisa a favore degli agricoltori veri.  A mio parere si è fatto molto rispetto alla vecchia programmazione europea limitando l’accesso ai contributi PAC ad una platea più autentica costituita da agricoltori veri.

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